IL MESSAGGERO – Francesco Moriero , ex di Cagliari e Roma , ha parlato della stagione dei giallorossi e del match che andrà in scena domenica alle 18:00.
Segue la Roma?
«Sì e devo dare ragione a Mourinho quando parla di giocatori privi di personalità. Se giochi nella Roma devi essere consapevole del fatto che sei sotto esame tutti i giorni e che ogni partita deve essere affrontata per vincere. Attualmente forse non ha una rosa all’altezza delle altre big. Io ho giocato nella Capitale per tre anni e so cosa significhi vestire la maglia giallorossa, non puoi mai permetterti pause o cali di concentrazione».
Con le grandi, in effetti, la Roma non è quasi mai stata “grande”: si dà una spiegazione?
«Si è dimostrata una squadra fragile. La partita con la Juventus è proprio l’esempio più giusto per parlare di personalità. La consapevolezza di quanto valgono queste partite unite alle attese della tifoseria dovrebbero bastare da sole a dare quel qualcosa in più per non deludere le aspettative. Per me è un gruppo in fase di costruzione, al resto penserà Mourinho, che resta uno dei migliori».
Rispetto all’era Inter Mourinho ha però cambiato atteggiamento nei momenti critici: una tattica?
«Penso che abbia fatto bene a responsabilizzare i suoi ragazzi, non sempre Mourinho deve prendersi le colpe di quello che fanno i suoi giocatori. Semplicemente nel contesto attuale, rispetto ad altre squadre del passato, Mourinho si è adeguato alla realtà Roma. Si tratta di errori tecnici e di mancanza di personalità: che colpe può avere Mourinho?»
Quanto durerà la pazienza della “piazza”?
«Come spesso accade a Roma la piazza si trova divisa. Penso che un allenatore come lui non si debba discutere, la sua storia parla chiaro. Centrerà i suoi obiettivi».
Ora c’è il Cagliari, non un avversario semplice.
«E’ una squadra in ripresa e la sua certezza anche in questo caso è l’allenatore. La rosa del Cagliari non ha nulla da invidiare alle altre e adesso che si sono rifatti sotto riportandosi a un punto venderanno l’anima a ogni partita».
Lei, doppio ex, che cosa le racconta il cuore?
«A Cagliari sono arrivato ragazzo e sono diventato uomo. A Roma ho fatto il definitivo salto di qualità, ho raggiunto la Nazionale e giocato con continuità le coppe. Se Cagliari è l’ambiente ideale per crescere, Roma è l’esatto opposto, è il banco di prova per dimostrare di essere un giocatore vero. Il tifoso sardo è legatissimo alla sua squadra ma non ti dà troppe pressioni, quello giallorosso vive di calcio 24 ore su 24 e ogni partita ti mette sotto esame: esiste solo la vittoria».